Mediterraneo | 23

Salento | Torri fortificate · XV e XVI secolo

Il Salento è presidiato da antiche roccaforti costruite per avvistare le navi degl’invasori. Salendo i gradini di Torre Lapillo, fantastico su come sarebbe questa fortezza, ripopolata da esseri umani che ballano e fanno festa come un tempo, come nei sogni, con le finestre aperte davanti al mare: l’unica difesa possibile contro gli assalti dei nuovi predatori, belve dislocate sulle coste del Mediterraneo per divorare la memoria antropologica di popoli e litorali. Sono arrivato all’ultimo gradino della scala, ho appoggiato la mano sul muro caldo di una porta murata: dovete fare presto, bisbiglia una voce dietro il muro, perché ci sono distruzioni dopo le quali non restano neppure i ruderiGraziano Spinosi

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Il Mediterraneo ha affrontato la modernità in ritardo. Non ha conosciuto il laicismo su tutte le sue sponde. Ciascuna delle coste conosce le proprie contraddizioni, che non cessano di riflettersi sul resto del bacino e su altri spazi, talvolta lontani. La realizzazione di una convivenza in seno ai territori multietnici o plurinazionali, dove si incrociano e si mescolano culture diverse e religioni differenti, conosce sotto i nostri occhi uno smacco crudele: il nostro mare avrebbe meritato un destino migliore. L’Unione Europea si compie senza tener conto delle fratture che lo dividono: nasce un’Europa separata dalla culla dell’Europa. Come se una persona si potesse formare dopo essere stata privata della sua infanzia, della sua adolescenza. Predrag Matvejević · Il Mediterraneo e l’Europa

Contrade

44.063169, 12.443557

C’è una casa che non sta bene. È vecchia, i secoli l’hanno indebolita. Qualche volta si possono udire voci che escono dalle fessure dei muri e si disperdono lungo gli angoli delle contrade. Cercano riparo in un’abitazione più sicura, o sottoterra, dentro qualche grotta di tufo. Ma le altre case sono chiuse e le grotte di tufo sigillate da pesanti porte di ferro. Se un terremoto colpisse questa casa, in apparenza abbandonata, nel crollo morirebbe anche quell’incorporeo che qui dimora. Graziano Spinosi

Mediterraneo | 13

Isola di Stromboli | Ginostra

Lo scirocco cessò al tramonto. Gli eucalipti, snervati dalle raffiche, allentarono finalmente la presa. Nubi di zolfo sopra il vulcano. Alcuni cani polverosi, che avevamo visto allontanarsi nella tempesta, si avvicinarono alla nostra casa. Dal pozzo spillasti dell’acqua: bevvero con avidità, poi ci fissarono per cominciare chissà quale gioco. Ridevi, l’ultimo lampo di sole accese le prime stelle. Graziano Spinosi

Fuochi

Marzo era il mese dei fuochi all’aperto. Le sere noi bimbi aspettavamo la luna piena perché si tramandava che, durante la fase di plenilunio, il pozzo abbandonato avrebbe parlato. Ecco la luna: rimosso il pesante coperchio, arretravamo. Qualcuno tra i più grandi, facendosi avanti, si sporgeva in punta di piedi, proteso verso il fondo buio. Un silenzio antico, ricevuto dagli avi bambini, premeva sui polsi. Anche quando solo una folata di vento lo interrompeva, fuggivamo in ogni direzione, certi che il pozzo avesse parlato. Col cuore in gola poi ci fermavamo, nello stesso istante, come piccole statue scure. Nessuno ha mai udito il pozzo parlare, ma ciascuno serba il ricordo di quella voce. Graziano Spinosi

Nevicava

Quartetto Italiano
Franco Rossi · Piero Farulli · Elisa Pegreffi · Paolo Borciani

Dicembre, primi anni anni ottanta. A Faenza, in una chiesa sconsacrata, si tenne l’ultimo concerto del Quartetto Italiano. La serata si concluse con l’esecuzione de La morte e la fanciulla, di Schubert. Un’interpretazione sublime, come sempre. Solo gli amici sapevano che quella sarebbe stata l’ultima esibizione dei musicisti. Nel momento più amaro di una carriera prodigiosa, e malgrado il secondo movimento, non fu concesso nulla all’emotività personale, alla stretta dei ricordi, al sentimento della fine. Una serata e una lezione di disciplina indimenticabili. Uscimmo dalla chiesa in silenzio, nevicava. Graziano Spinosi

Il cipresso

Andrew Wyeth · Vento dal mare · 1947 · National Gallery of Art · Washington D.C.


Guarda, c
‘è ancora il grande cipresso, ricordi?
Sì, mi ricordo, eppure lo vedo per la prima volta.

Graziano Spinosi

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I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi. Sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose una prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo. Cesare Pavese · Saggi letterari

Pennelli

Giorgio MorandiNatura morta ∙ 1960 · Museo Morandi · Bologna

Accanto a un orizzonte domestico, Morandi raduna vecchi recipienti selezionati con cura: indeboliti dall’incuria, scorticati dalla polvere, questi oggetti riacquistano un vigore nell’incarico di dare un corpo al tempo. Il pittore sotterrava i suoi pennelli in giardino quando erano consunti. Può sembrare una bizzarria, ma si tratta di un delicato gesto d’attenzione. La cura per le cose muove anche dalla consapevolezza della loro fine. L’infanzia in tasca, un minuto speso a raddrizzare un chiodo piegato. Graziano Spinosi

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