Mediterraneo | 23

Salento | Torri fortificate · XV e XVI secolo

Il Salento è presidiato da antiche roccaforti costruite per avvistare le navi degl’invasori. Salendo i gradini di Torre Lapillo, fantastico su come sarebbe questa fortezza, ripopolata da esseri umani che ballano e fanno festa come un tempo, come nei sogni, con le finestre aperte davanti al mare: l’unica difesa possibile contro gli assalti dei nuovi predatori, belve dislocate sulle coste del Mediterraneo per divorare la memoria antropologica di popoli e litorali. Sono arrivato all’ultimo gradino della scala, ho appoggiato la mano sul muro caldo di una porta murata: dovete fare presto, bisbiglia una voce dietro il muro, perché ci sono distruzioni dopo le quali non restano neppure i ruderiGraziano Spinosi

.

Il Mediterraneo ha affrontato la modernità in ritardo. Non ha conosciuto il laicismo su tutte le sue sponde. Ciascuna delle coste conosce le proprie contraddizioni, che non cessano di riflettersi sul resto del bacino e su altri spazi, talvolta lontani. La realizzazione di una convivenza in seno ai territori multietnici o plurinazionali, dove si incrociano e si mescolano culture diverse e religioni differenti, conosce sotto i nostri occhi uno smacco crudele: il nostro mare avrebbe meritato un destino migliore. L’Unione Europea si compie senza tener conto delle fratture che lo dividono: nasce un’Europa separata dalla culla dell’Europa. Come se una persona si potesse formare dopo essere stata privata della sua infanzia, della sua adolescenza. Predrag Matvejević · Il Mediterraneo e l’Europa

Mediterraneo | 22

Distinguo molte parole di questa lingua nodosa e superba che ho studiato al liceo. Una fra tutte: pandemonio. Sembra riassumere questo Mediterraneo senza pace, che ci scappa di mano. Il debito greco mi fa ridere, a ripensarci che semplicemente se ne parli. Debito greco! Con quello che l’Europa e il mondo devono alla Grecia! Basterebbe, per capire, pronunciare i quattro nomi del mare partoriti dall’Ellade. Pelagos, inteso come spazio abissale, immenso e aperto. Thalassa, come visione del lampo azzurro per chi, come Senofonte nella sua Anabasi, viene da miglia e miglia di terraferma. E poi Hals, il mare come materia salata, liquido antitetico all’acqua dolce. Pontos, infine: il mare come rotta, traversata, provvidenziale scorciatoia per andare da un luogo all’altro. Paolo Rumiz · Il Ciclope

Mediterraneo | 21

Amorando | Isola di Favignana

Quella di spalle è promessa al picciotto che indossa una maglietta nera, il più alto dei quattro: ha un’aria sorniona che piace alle ragazze. Più tardi, come ogni sera da quando è finita la scuola, il picciotto e quella di spalle percorreranno insieme la strada che conduce al cortile di lei, vicino alla casa circondariale. Il primo da destra piace a quella di profilo, coi jeans. Anche lui sembra esserne attratto, così la fissa oltre il lampione. Qualche volta agita l’avambraccio sinistro verso l’alto, come per allentare la presa d’un vistoso orologio che gli stringe il polso: racconta di averlo trovato a Punta Sottile, dopo il faro, ma nessuno gli crede. Si dice anche della scappatella con una francese a Scalo Cavallo, dove si fanno i tuffi da otto metri. Quella di profilo non immagina che la stretta delle sue braccia, il bacio che la stordirà. La ragazza con i fuseaux neri lacerati sopra il ginocchio andrebbe a genio al secondo da destra, se una volta soltanto si degnasse di rivolgergli lo sguardo. Quando s’incontrano, per lui, è batticuore. Gli basterebbe solo una sbirciata per sapersi innamorato. Da settembre lei frequenterà il liceo classico Leonardo Ximenes, a Trapani, mentre lui fa il mozzo da Michele, un tonnaroto che, dopo vent’anni di mattanze, adesso porta i turisti in barca: tredici metri e cinquecento cavalli. Nonostante queste misure, però, nemmeno un’occhiata. È l’unico a guardare in macchina, come in cerca di uno spunto esteriore. Impensabile che possa essere ricambiato, eppure la ragazza con i fuseaux neri tiene in serbo tutte le attenzioni, incluse le sue. La fimmina che ha lanciato la palla ha le unghie colorate, come la t-shirt del quarto da destra. Sarebbe capitata a lui la sfera rossa che sta tingendo anche l’aria. A lui, ancora, l’invito al viaggio nella caverna. Il quarto, tuttavia, muove da un avverso genoma: debole di carattere e malfermo nelle decisioni. A lei, audace, toccherà in sorte un maschio più forte. I siciliani chiamano viaggiu d’amuri  il transito dei tonni che da Gibilterra si spaccano il petto sugli scogli del Mediterraneo per deporre le uova. Graziano Spinosi

Mediterraneo | 13

Isola di Stromboli | Ginostra

Lo scirocco cessò al tramonto. Gli eucalipti, snervati dalle raffiche, allentarono finalmente la presa. Nubi di zolfo sopra il vulcano. Alcuni cani polverosi, che avevamo visto allontanarsi nella tempesta, si avvicinarono alla nostra casa. Dal pozzo spillasti dell’acqua: bevvero con avidità, poi ci fissarono per cominciare chissà quale gioco. Ridevi, l’ultimo lampo di sole accese le prime stelle. Graziano Spinosi

Mediterraneo | 12

Alimnià · Interno della caserma

Un’isola disabitata del Dodecanneso meridionale. Poche capre selvatiche, rapaci, lucertole con la coda turchese e ciò che rimane di una base militare italiana: caserma, polveriera, foresteria, due minuscole chiese. In un silenzio corposo, tra i ruderi, sopravvivono oggetti e impronte: brande, sedie, stoviglie, ossa di animali, una campana sbeccata, scritte e disegni sui muri. Uno di questi, ben conservato dall’ombra, raffigura una nave militare. La sua carena affonda in qualche pennellata di blu cobalto. Il cacciatorpediniere ha la prua diretta a levante, fila rapido verso il sole che sorge alla conquista di chissà quale lembo di terra. Il bisogno di dominanza ha sempre spinto l’uomo alla conquista di regioni e forme di vita lontanissime. Se il comandante non fosse morto con la sua ciurma, questo naviglio dipinto sarebbe forse riuscito nell’impresa. Talvolta, nei poveri resti d’una vita passata, la manifestazione del sacro. Graziano Spinosi

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.