Terra

Peter Jones · Polaroid · Anni Settanta

L’accadimento prodigioso è la terra. La gioia e il dolore, la guerra e la pace, gli affetti, le stelle, i pensieri, le azioni appartengono alla terra. Essa è l’offerta dell’essere: l’essere abita da sempre l’apparire, ma la terra è il dono atteso dell’ospite. La verità ha accettato l’offerta. In principio, la verità ha voluto la terra, e questa volontà circonda e sorregge ogni volere mortale. Nella vita dell’uomo, la filosofia è un evento insolito: l’uomo vive solitamente nella non verità, attendendo ai problemi della terra. [..] La sollecitudine per la terra, in cui consiste la non verità, si fonda innanzitutto sull’accettazione della terra, compiuta dalla verità dell’essere. Noi possiamo volere qualcosa – la casa, il cibo, l’amore – solo in quanto vogliamo innanzitutto l’orizzonte, all’interno del quale possono comparire le singole cose che vogliamo. Emanuele Severino · Essenza del nichilismo

Essenze

Luigi Ghirri · Versailles · 1985

Ogni essere umano emana un odore che non è in grado di percepire. È un elemento identitario al pari del sangue, un’ombra chiara che si lascia nel ricordo e nell’aria. C’è un sole volenteroso oggi, ma il barometro propone pioggia.

Graziano Spinosi

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Di ciò che non torna più, è l’odore che mi torna.
Mi ricordo con impazzimento gli odori: è che invecchio.

Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes

Kilimanjaro

Wolfgang Tillmans · Kilimanjaro · 2012

Dal primo istante apparteniamo a una terra, una razza, una lingua. Non scegliamo il luogo in cui nascere, eppure ne siamo portatori per tutta la vita. Abbiamo assegnato un nome a tutte le specie, ai mari, ai venti, alle montagne e alle stelle. Nel fertile silenzio dell’origine, nella proporzione natale del grembo, abbiamo appreso il primo alfabeto. La terra è ricca di bellezza. Ma c’è chi, piuttosto che appartenervi, brama d’impossessarsene o di abbatterla. Graziano Spinosi

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In tempi antichi qualcuno pensò di far bene a raggruppare le stelle. Che ordinatamente disposte tra loro
potessero mostrare le forme. Ed ecco le stelle ebbero i loro nomi e divennero familiari.

Arato di Soli

Pablo

David Douglas Duncan | Pablo Picasso · 1957

Nell’arte il popolo non cerca più consolazione né esaltazione. I raffinati, i ricchi, gli sfaccendati, i distillatori di quintessenza cercano il nuovo, lo strano, l’originale, lo stravagante, lo scandaloso. E io stesso, dal Cubismo in avanti, ho accontentato questi signori e questi critici con tutte le bizzarrie cangianti che mi sono passate per la testa, e meno le capivano più mi ammiravano. A forza di divertirmi con questi giochi, con queste acrobazie, questi rompicapi, rebus e arabeschi, sono diventato ben presto famoso. E per un pittore la celebrità significa vendite, guadagni, soldi, ricchezza. Oggi, come sapete, sono famoso e ricco, ma quando sono solo con me stesso, non ho il coraggio di considerarmi un artista nel senso grandioso e antico del termine. I grandi pittori sono stati Giotto, Tiziano, Rembrandt e Goya: io sono soltanto un tipo che diverte il pubblico, che ha capito il proprio tempo e ha sfruttato come meglio ha potuto l’imbecillità, la vanità, la cupidigia dei suoi contemporanei. La mia è un’amara confessione, più dolorosa di quanto possa sembrare, ma ha il merito di essere sincera. Pablo Picasso in un’intervista del 1951 

Subway

Michael Wolf · Tokio Compression · 2010

Namboku Line, metropolitana di Tokio. Un uomo ha il viso appoggiato al finestrino della carrozza. Alla fine della corsa, in quel punto, rimarrà la sua impronta. Andata, ritorno: un altro viaggiatore premerà la guancia sullo stesso vetro. Orme di cera e vapore, Yotsuya Station. Graziano Spinosi

Lontananza

Hiroshi Sugimoto · Mar Tirreno · 1990

La distanza che separa due punti è anche il filo che li lega.

Graziano Spinosi

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Laggiù! Le nuvole! Anche quando l’orizzonte è negato, il passaggio della nuvola mostra l’orizzonte come sua meta. È la meta del fuggitivo, l’orizzonte. Proprio perché è sempre oltre se stesso. È una meta priva del consistere, sempre dislocata oltre. Dove corrono le nuvole. [..]  Il paese dove corrono le nuvole, e con esse, i pensieri, è il paese celeste che mostra, all’orizzonte, i merli delle sue torri, le linee dei suoi minareti, le cupole delle sue moschee e delle sue chiese. La sua inesistenza è ragione della ricerca. La sua impossibilità è anima del cammino. Anche l’ombra della nuvola che corre sulla strada, sulla radura del bosco, sulla pelle del mare ha come meta quell’orizzonte, con il suo miraggio. Con la sua trasognata inesistenza.[..] Il nostos della nostalgia è trasmutato in una ricerca consapevole di allontanarsi sempre dal punto di partenza. Odisseo ritarda furtivamente il ritorno perché ha il presentimento che ritrovarsi a tu per tu con se stesso, e in un luogo da cui ci si è allontanati, comporterà una delusione certa. Il vero nostos di Ulisse non è Itaca, ma l’avventura, non l’approdo, ma l’affrontamento dell’estremo. Antonio Prete · Trattato della lontananza

Terraferma

Hiroshi Sugimoto · Ligurian Sea · 1990

Per mare, quando non si vede più terraferma, l’orizzonte è una linea circolare. Si tratta di spazio, ma la suggestione è quella onirica di un tempo sospeso. Proseguendo con la navigazione si ha l’impressione di attraversare il vuoto: l’assenza di punti noti rende tutto immateriale. Il silenzio scava i corpi fino a occuparli. Poi di nuovo la terraferma, un’altra, forse l’unica che abbia mai conosciuto: in Grecia chiamano fàros il faro e mamà la madre. Spesso si sente ripetere sigà sigà: piano piano, con più calma. Graziano Spinosi

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