Guido

Guido Ceronetti

Come si fa a non aver paura della morte?
Qui, in Paesi post-cristiani, la paura della morte è una condanna a morte che sostituisce i patiboli aboliti. Una ricetta per la vita urbana nostra sarebbe questa: andare ad abitare, anche se gli affitti fossero molto alti, in un quartiere dove su centomila abitanti novantanovemila non avessero paura della morte.

Che cosa dobbiamo temere più di tutto?
La morte di una sorella sconosciuta, detta Anima. Se anche fosse già avvenuta, come temo, bisognerebbe tenere la stanza ammutolita e glaciale sempre in ordine, e aspettare che torni. Guido Ceronetti | Cara incertezza 

Mediterraneo | 26

Isola di Calchi

Scritte sui muri come voci:
voce dell’essere, seconda persona singolare.

Graziano Spinosi

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Assumere il mio esser-tale, la mia maniera di essere, non come questa o quella qualità, questo o quel carattere, virtù o vizio, ricchezza o miseria. Le mie qualità, il mio esser-così non sono qualificazioni di una sostanza (di un soggetto) che resti dietro di esse, e che io veramente sarei. Io non sono mai questo o quello, ma sempre tale, così. La redenzione non è un evento in cui ciò che era profano diventa sacro e ciò che era stato perduto viene ritrovato. La redenzione è, al contrario, la perdita irreparabile del perduto, la definitiva profanità del profano. Inoperosità non significa inerzia, ma katargeis – cioè un’operazione in cui il come si sostituisce integralmente al che, in cui la vita senza forma e le forme senza vita coincidono in una forma di vita. Vedere semplicemente qualcosa nel suo essere-così: irreparabile, ma non per questo necessario; così, ma non per questo contingente – è l’amore. Giorgio Agamben | La comunità che viene

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