Anonimo

Anonimo · Autoritratto a ventidue anni  · 1740 ca · Tate · London

Si potrebbe immaginare una storia dell’arte attraverso la sola rappresentazione del cielo nei secoli. O degli alberi: quieti nel Quattrocento e agitati dalla tramontana in epoca romantica. Benché lungamente costretti alla raffigurazione dei santi e delle loro bravate, gli artisti, attraverso le opere, lasciano traccia del loro tempo. Se Piero della Francesca avesse dipinto solamente gatti, nei suoi affreschi avremmo rinvenuto lo stesso resoconto sulla divina proporzione. Il modo, dunque, non l’argomento. Negli autoritratti, diversamente, l’identità del corpo è sostanziale, l’opera ne certifica la conformità. Per noi che guardiamo, una domanda, un monito, talvolta una smorfia di dolore. Come se gli autori avessero consegnato ai posteri la nostalgia di un tempo dopo il loro, la supplica di una consolazione perpetua. Graziano Spinosi

You might imagine a history of art solely through the representation of the sky. Or of trees through the centuries: still in the fifteenth century, and shaken by the north wind of the Romantic era. Although long forced to depict the saints and their acts of bravado, the artists, through their works, leave traces of time. If Piero della Francesca had painted only cats, in his frescoes we would have found the same account of the divina proportione. The mode, therefore, not the theme. In self-portraits, conversely, the identity of the body is substantial, the work certifies its conformity. For those of us that look: a question, an admonishment, at times a grimace of pain. It is as if the artists had consigned to posterity the nostalgia for a time to come, an appeal for perpetual consolation. Graziano Spinosi

Faber

Gabriel von Max  ·  Autoritratto con scimmia  ·  1910

Eravamo figli della classe media di un paese occidentale medio, due generazioni dopo una guerra vinta, una generazione dopo una rivoluzione fallita. Non eravamo né poveri né ricchi, non rimpiangevamo l’aristocrazia, non coltivavamo sogni utopici e la democrazia ci era ormai indifferente. I nostri genitori avevano lavorato, ma mai al di fuori di uffici, scuole, poste, ospedali, amministrazioni. I nostri padri non portavano né tuta né cravatta, le nostre madri né grembiule ne tailleur. Eravamo stati educati e formati da libri, film, canzoni – dalla promessa di diventare individui. Credo che avessimo il diritto di aspettarci una vita diversa. Abbiamo studiato, abbiamo imparato a rispettare l’arte e gli artisti, ad amare l’intraprendenza che crea qualcosa di nuovo, ma anche a sognare, a passeggiare, ad apprezzare il tempo libero, a credere che tutti saremmo potuti diventare dei geni, disprezzando la stupidità, detestando come da copione la dittatura e l’ordine costituito. Ma per guadagnarci da vivere come tutti gli altri, una volta adulti, abbiamo capito che non si sarebbe mai trattato d’altro che di mettersi in riga e lavorare. Abbiamo subito la società come una promessa due volte infranta. Alcuni ci hanno fatto l’abitudine, altri non sono mai riusciti a sopportarlo. Tristan Garcia · Faber

Gli occhi di Piero

Piero della Francesca · Leggenda della Vera Croce · 1452-66

Come Prometeo sottrasse il fuoco agli dei per farne dono agli uomini, Piero carpisce uno sguardo divino e lo incarna sui volti delle sue figure, siano angeli o guerrieri, santi o flagellatori. Occhi di porcellana diffondono una fissità che pervade ogni elemento: tutti i corpi perdono peso e temperatura; krónos arresta il suo moto e kairos placa l’attesa. C’è la luce d’un dio nei paraggi, intangibile eppure palpabile. Gli occhi di Piero hanno visto troppe cose. Morirà cieco. Graziano Spinosi

As Prometheus steals gods’ fire to give it to men, Piero snatches a divine look and embodies it on the faces of  his figures, angels and warriors, saints and flagellators. Porcelain eyes spread a fixity that pervades every element: all bodies lose weight and temperature; cronos stops his motion and kairos appeases any fervour. There is a light of a god nearby, untouchable but palpable. Piero’s eyes have seen too many things. He will die blind. Graziano Spinosi

The Money Changer

Quentin Massys  ·  Il cambiavalute con la moglie  ·  1514  ·  Louvre  ·  Paris

Marito e moglie ritratti in un’intima simmetria. Alle loro spalle alcuni oggetti di vita quotidiana e di culto: una candela spenta, una mela, una brocca d’acqua e un rosario. Sul fondo, un giovane e un vecchio ammonitore col dito alzato. Un’opera moralistica e severa, dove i simboli della ricchezza terrena sono accerchiati da quelli della fede. Tra tutti, l’oggetto più prossimo allo spettatore è uno specchio convesso. Dopo ottant’anni dal rinomato specchio dei Coniugi Arnolfini di Van Eyck, eccone un altro a riflettere il controcampo della scena: non si tratta solamente di un omaggio al grande maestro dei Primitivi Fiamminghi, ma di un autoritratto mascherato. La figura che compare nello specchio, solitamente attribuita a quella di un anonimo avventore, somiglia intensamente a quella dell’autore del dipinto. Lo si può appurare esaminando i numerosi ritratti a lui dedicati dopo la sua morte: un’incisione di Jan Wierix della fine del XVI secolo; un’altra di Joachim von Sandrart del 1675; una stampa di Jean-Baptiste Descamps del 1753 e un’acquaforte di Jan l’Admiral del 1764 dove, oltre al ritratto di profilo di Massys, sono presenti anche quello di Hieronymus Bosch e di Aertgen van Leyden. Allo stesso modo di Van Eyck, suo maestro ideale, forse anche Massys sopravvive appartato in uno specchio. Due asteroidi portano il loro nome. Graziano Spinosi

Husband and wife portrayed in a close symmetry. Behind them some objects of everyday life and cult: an extinguished candle, an apple, a jug of water and a rosary. In the backgrond, a young man and an old warner with a raised finger. A moralistic and austere work, where the symbols of worldly wealth are surrounded by those of faith. Among all, the nearest object to the wiever is a convex mirror. Eighty years later the famous mirror of Van Eyck’s Arnolfini, here’s another one to reflect the reverse shot of the scene: this is not just a tribute to the great master of the Primitive Flemish, but it is an hidden self-portrait. The figure that appears in the mirror, usually attributed to that of an anonymous customer, looks like that of the author of the painting. You can ascertain considering the many portraits dedicated to him, after his death. In the same way of Van Eyck, his ideal teacher, perhaps even Massys survives secluded in a mirror. Two asteroids are named after them. Graziano Spinosi

Quentin Massys  ·  Self Portrait  ·  1514  ·  Louvre  ·  Paris

 

Spleen

Théodore Gericault · Autoritratto · 1811-18 · Louvre · Paris

Il volto emaciato e lo sguardo perso nel vuoto: è lo spleen romantico, la febbre dell’anima che divampa nell’Ottocento. Dopo le tassonomie dell’enciclopedia settecentesca, quando il fracasso della prima rivoluzione industriale non s’è ancora placato, il paesaggio riflette l’interiorità e assume le tinte forti dell’utopia: perdita di controllo, titanismo, brama d’infinito, disincanto, voluttà della sofferenza. Il sentimento è tutto, dice Faust al suo Goethe. Graziano Spinosi

Emaciated face and stare into the space: this is the Romantic spleen, the fever of the soul that blazes in the eight hundred. After the taxonomies of the eighteenth-century encyclopaedia, when the noise of the first industrial revolution has not yet appeased, the landscape reveals the inwardness and takes on the strong colours of utopia: loss of control, titanism, longing of infinity, disenchantment, voluptuousness of the suffering. The feeling is everithing, Faust says to his Goethe. Graziano Spinosi

Reliquie

Christian Seybold  ·  Autoritratto ·  1761 ca  ·  Collezione Joseph Wenze  ·  Liechtenstein

Il pennello poggiato sull’orecchio riferisce di una sosta durante il lavoro. La tela, come accade spesso, diviene una reliquia consegnata a ignoti. Consiste in questo istante svelato l’oscenità degli autoritratti: l’artista dirige il suo sguardo a un tempo trascendente, popolato da chi non è ancora nato. Graziano Spinosi

Paintbrush placed on the ear tells of a break at work. Canvas, once again, is the shroud of a painter. A relic delivered to unknown persons and that safeguards a snippet of time: the obscenity  of the self-portraits is this unveiled instant. The artist directs his gaze to a trascendent time, populated by those not yet born. Graziano Spinosi

Dominikos

Domínikos Theotokópoulos | El Greco · Autoritratto · 1595-1600 · Metropolitan Museum · New York

Benché la Controriforma imponesse regole nitide, i dipinti di El Greco sono illuminati da una luce fosca, simile a quella delle eclissi di sole. Uomini e animali affrontano la stessa predestinazione. Paesaggi adombrati da cieli sulfurei, sangue che gonfia i polsi, corpi trasfigurati. Proprio i santi sembrano i più guastati dal desiderio: scrutano il cielo, dolenti, invocando chissà quale risarcimento. Graziano Spinosi

Although the Counter-Reformation imposed drastic iconic rules, El Greco paintings are illuminated by a dark light, that of the solar eclipse. Men and animals face the same predestination. Landscapes owershadowed by sulphurous skies, blood that swells the wrists, transfigured bodies. Just the saints are the most ruined by the desire and the sky: they sorrowful look up, invoking some kind of compensation.  Graziano Spinosi

 

Posteri

Roman Opalka · Autoritratti 1965|2011

Siamo i posteri di avi che furono posteri e avi di posteri che saranno avi: vite dedicate all’onere della riproduzione e dell’autoconservazione. Casi biologici costretti all’avvicendamento; scagionati dall’appartenenza a una specie solo nei sogni notturni, dove la volontà è abolita. Nessuna provenienza, nessuna destinazione. Graziano Spinosi

Il caffè

Giacomo Balla · Autocaffè · 1928 · Uffizi · Firenze

C’è sempre un buon motivo per bere un caffè. Al risveglio, di mattina, è ristretto. Il suo aroma corre per casa come una lippa: scivola sotto le porte, pungola i gatti sui cuscini, scuote le finestre perché si aprano. Il rientro dai sogni è meno faticoso con un espresso. Durante la controra, nelle calde giornate d’estate, il caffè non è concentrato. Va bevuto tiepido, adagio, per impedire alle cicale di slegare i pensieri. Quello del tramonto è lungo, come le ombre prima dell’ultimo lampo del sole. Senza zucchero, grazie Peppina. Graziano Spinosi

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