Faber

Gabriel von Max  ·  Autoritratto con scimmia  ·  1910

Eravamo figli della classe media di un paese occidentale medio, due generazioni dopo una guerra vinta, una generazione dopo una rivoluzione fallita. Non eravamo né poveri né ricchi, non rimpiangevamo l’aristocrazia, non coltivavamo sogni utopici e la democrazia ci era ormai indifferente. I nostri genitori avevano lavorato, ma mai al di fuori di uffici, scuole, poste, ospedali, amministrazioni. I nostri padri non portavano né tuta né cravatta, le nostre madri né grembiule ne tailleur. Eravamo stati educati e formati da libri, film, canzoni – dalla promessa di diventare individui. Credo che avessimo il diritto di aspettarci una vita diversa. Abbiamo studiato, abbiamo imparato a rispettare l’arte e gli artisti, ad amare l’intraprendenza che crea qualcosa di nuovo, ma anche a sognare, a passeggiare, ad apprezzare il tempo libero, a credere che tutti saremmo potuti diventare dei geni, disprezzando la stupidità, detestando come da copione la dittatura e l’ordine costituito. Ma per guadagnarci da vivere come tutti gli altri, una volta adulti, abbiamo capito che non si sarebbe mai trattato d’altro che di mettersi in riga e lavorare. Abbiamo subito la società come una promessa due volte infranta. Alcuni ci hanno fatto l’abitudine, altri non sono mai riusciti a sopportarlo. Tristan Garcia · Faber

Capricorno delle case

Hylotrupes bajulus | Capricorno delle case

Un essere stanziale, operoso e introverso. Nato nella vena d’un albero morto, fin dai primi istanti di vita
adegua i suoi movimenti al breve territorio che gli è stato assegnato.
Nell’attesa di una metamorfosi, trascorre gran parte
della sua esistenza in forma larvale,
ricoverato nelle fistole che
scava sottopelle.
Al buio.

Graziano Spinosi

La mosca

Petrus Christus · Ritratto di cartusiano · 1446 · Metropolitan Museum · New York

Il certosino ci guarda, i suoi occhi nei nostri. Come un’impalcatura, il suo corpo minuto sostiene uno sguardo risoluto: ti guardo, mi vedi? È la voce dell’autore che reclama una risposta dal pubblico. La mosca si posa e lascia dire. Graziano Spinosi

Scimmie di mare

Disegno di un figlio di Darwin sopra una pagina del manoscritto The Origin of Species

Un giorno le scimmie penseranno di discendere dall’uomo.

Graziano Spinosi
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Ognuno di noi, ogni essere umano che oggi abiti il pianeta, reca effettivamente dentro di sé la storia immarcescibile della vita fin dal momento in cui essa ebbe inizio. È una storia scritta nei tessuti e nelle ossa, in funzioni e organi, nelle cellule cerebrali e nello spirito, in tutta una serie di bisogni ed impulsi atavici che attengono tanto al mondo fisico che a quello psichico. Un tempo, caro lettore, tu ed io eravamo simili ai pesci e dal mare siamo usciti, strisciando, alla conquista della terraferma nel cui seno ci troviamo ora. Abbiamo ancora sul corpo i segni del mare e così quelli del serpente, prima che il serpente diventasse il serpente e noi diventassimo noi, quando pre-uomo e pre-serpente erano una cosa sola. Un tempo abbiamo volato nell’aria, un tempo abbiamo vissuto sugli alberi, atterriti dal buio. Di tutto ciò restano le tracce, incise su ognuno di noi, incise nel nostro seme, e resteranno finché non avrà fine la nostra vita sulla terra. Jack London · Il vagabondo delle stelle

 

Il medico di famiglia

Gabriel Cornelius Von Max · Scimmie come critici d’arte · 1889 · Nuova Pinacoteca · Munich

Come molti bambini avevo paura del dottore. Mi spaventava la sua postura severa, l’odore di fenolo, l’ampia corporatura. M’inquietava anche lo stetoscopio che ciondolava dalla tasca del camice – una biscia nera ammaestrata. Crescendo, ho compreso che il medico di famiglia teneva questo comportamento a causa della convinzione pedagogica, assai diffusa a quei tempi, che ai bimbi si dovesse sorridere il meno possibile. Ciò nonostante, il ricordo di quel medico ravviva il teatrino di figure della mia infanzia. Per ragioni che immagino diverse, ma capaci di provocare portamenti ugualmente severi, non mi è ancora capitato d’incrociare un critico d’arte capace di sorridere con spontaneità. Può accadere, dopo l’incontro con taluni dottori, d’avere dinanzi a sé, abusiva come una colpa, solo la parte peggiore di sé. Graziano Spinosi

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La critica, in Italia, vale quanto tutto il rimanente. Che importa che i critici siano tanti? Si sa: gl’italiani traversano un infelicissimo quarto d’ora. La leggerezza, l’incapacità, l’ignoranza, la scipitaggine regnano, sovrane quasi assolute, su questa terra altre volte frequentata dalle muse e benedetta da Apollo. La critica, quanto a sé, suole furiosamente reclutare i propri militi fra coloro che, assaggiati tutti i mestieri, si sono mostrati inidonei a ogni altro lavoro. Critica, refugium peccatorum. Ambiguo è il volto di questa dea asciutta e senza cuore. In sostanza, che cos’è la critica? Secondo ragione, la critica dovrebbe sedere anche più in alto delle arti, e in certo modo contenerle in sé. Allora solamente essa potrebbe riuscire feconda alle arti, promuoverle, guidarle. Ma esempi di una critica siffatta, non se ne trovano se non pochissimi in tutto il corso della storia. Per il rimanente, la critica è, siccome oggi vediamo, vacuo chiacchierìo di gente oziosa, vanesia e ignorante. Vuole la mala sorte di questa infelicissima epoca, che i frutti di chi lavora con fatica e pazienza tenacissime, sieno esposti quindi a questo gracchiante consesso di cornacchie ammaestrate. Alberto Savinio · La nascita di Venere

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