Faber

Gabriel von Max  ·  Autoritratto con scimmia  ·  1910

Eravamo figli della classe media di un paese occidentale medio, due generazioni dopo una guerra vinta, una generazione dopo una rivoluzione fallita. Non eravamo né poveri né ricchi, non rimpiangevamo l’aristocrazia, non coltivavamo sogni utopici e la democrazia ci era ormai indifferente. I nostri genitori avevano lavorato, ma mai al di fuori di uffici, scuole, poste, ospedali, amministrazioni. I nostri padri non portavano né tuta né cravatta, le nostre madri né grembiule ne tailleur. Eravamo stati educati e formati da libri, film, canzoni – dalla promessa di diventare individui. Credo che avessimo il diritto di aspettarci una vita diversa. Abbiamo studiato, abbiamo imparato a rispettare l’arte e gli artisti, ad amare l’intraprendenza che crea qualcosa di nuovo, ma anche a sognare, a passeggiare, ad apprezzare il tempo libero, a credere che tutti saremmo potuti diventare dei geni, disprezzando la stupidità, detestando come da copione la dittatura e l’ordine costituito. Ma per guadagnarci da vivere come tutti gli altri, una volta adulti, abbiamo capito che non si sarebbe mai trattato d’altro che di mettersi in riga e lavorare. Abbiamo subito la società come una promessa due volte infranta. Alcuni ci hanno fatto l’abitudine, altri non sono mai riusciti a sopportarlo. Tristan Garcia · Faber

Indus

Graziano Spinosi  ·  Indus  ·  Filo di ferro ·  Altezza 3 metri  · 1999

Pur riuscendo a evocare la filamentosa e leggerissima seta dei bozzoli, per lungo tempo l’artista ha impiegato fasciame di ferro e intonaco cementizio, strutturato nei modi di un’architettura armata, di una gabbia appena penetrabile, modellando con fiamma ossidrica, cazzuola, tenaglie e martello. Servivano argani per sollevare quelle crisalidi fossili e la tenuta da lavoro prevedeva guantoni, spesse parannanze di cuoio e maschere da saldatore. L’estremo peso specifico viene tuttavia sublimato e alleggerito dalla forma cipressina, affusolata e fumosa. Le fessure lasciate tra metallo e metallo fanno intuire uno spazio interno, una cavità che ci permette di immaginare presenze imprigionate e spianti. Insetti che hanno costruito alveari nel nido di ferro. Massimo Pulini

L’aeroplano

Tullio Crali · Prima che si apra il paracadute · 1939 · Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea · Udine

Dall’alto mari e fiumi svelano il bordo, scompaiono i confini che le guerre hanno tracciato. L’aeroplano è un limbo: un osservatorio lontano procura un sentimento di appartenenza più acceso, l’orizzonte ha un effetto sedativo. Anche l’immenso ha confini. Graziano Spinosi

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Il primo e il secondo giorno puntavamo lo sguardo verso i nostri paesi. Il terzo e il quarto giorno
cercavamo i nostri continenti. Il quinto giorno acquistammo la consapevolezza che
la terra è un tutto unico.

Salman Abdulaziz Al-Saud · Astronauta Shuttle D.

Posteri

Roman Opalka · Autoritratti 1965|2011

Siamo i posteri di avi che furono posteri e avi di posteri che saranno avi: vite dedicate all’onere della riproduzione e dell’autoconservazione. Casi biologici costretti all’avvicendamento; scagionati dall’appartenenza a una specie solo nei sogni notturni, dove la volontà è abolita. Nessuna provenienza, nessuna destinazione. Graziano Spinosi

Stagioni | 2

Felix Vallotton · Il vento · 1910 · National Gallery of Art · Washington D.C.

L’avvicendarsi delle stagioni astronomiche sembra combinarsi con quelle personali. Poiché la memoria tende a radunare gli accadimenti del passato, suddividendoli in periodi, si ha come l’impressione di aver già vissuto più vite, turni di stagioni che si avvicendano. È soprattutto attraverso i ricordi che il tempo impone la sua autorità. Bisognerebbe imparare dagli alberi: fanno tesoro di ogni clima. Graziano Spinosi

Il cipresso

Andrew Wyeth · Vento dal mare · 1947 · National Gallery of Art · Washington D.C.


Guarda, c
‘è ancora il grande cipresso, ricordi?
Sì, mi ricordo, eppure lo vedo per la prima volta.

Graziano Spinosi

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I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi. Sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose una prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo. Cesare Pavese · Saggi letterari

Futuro anteriore

Alexander Calder · Il circo · 1961

Per il bambino le ore durano un’ora e i giorni ventiquattro ore. Negli anni la percezione del tempo assume proporzioni diverse: quando il passato del bambino si allontana, la lusinga di un futuro senza limiti incombe sull’adulto. Prima un rapporto spontaneo col tempo, poi un’agenda che amministra i minuti. L’adulto è preso dalle cose da fare, di rado da ciò che desidera. Anche il legame col presente cambia negli anni: cornice d’ogni momento nella fanciullezza, circostanza casuale nell’età adulta. Domani, domani. Graziano Spinosi

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