Dal cielo

Un affabulatore Giotto, come Dante. Ambedue hanno cantato il cielo con le sue storie, profetizzando la luce dell’Umanesimo. I secoli e i terremoti hanno corroso il cobalto e dalle crepe degli affreschi di Assisi si spande un aroma di muschio: è fragranza di minerali,  animali, angeli e demoni alati, corpi astrali, araldi dispensatori di santità – la santità è un vizio del cielo, scriveva Cioran. E Francesco, il più caparbio tra i santi, del cielo è sostanza. Benché i dipinti evochino le sue parabole antiche, pare che tutto accada in un presente ancora intatto. Graziano Spinosi

Giotto is a narrator, like Dante. Both have written in heaven the facts of the earth. Centuries and heartquakes have corroded cobalt and a fragrance of musk spreads through the cracks: it is an aroma of animals, winged angels and demons, astral bodies and herlds dispensers of holiness – the holiness is a vice of the heaven, Cioran wrote. And Francis, the most stubborn among the saints, is substance of the heaven. Although the frescoes raise his parables it seems that all happens in a still intact instant. Graziano Spinosi

Contare le pecore

Giotto · Sogno di Gioacchino · 1303-05 · Cappella degli Scrovegni · Padova

Un sonno che si prolunghi oltre il naturale bisogno fisiologico, in qualche caso, può considerarsi un’adeguata risposta alle domande sul senso della vita. A volte l’immobilità è la sola forma di resistenza possibile. Sedati i bisogni nutrizionali, e in assenza di guerre sotto casa, in un divano vuoto si può trovare tutto ciò che serve per tirare avanti. Ai santi la vertigine delle stigmate. Graziano Spinosi

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Non ha senso aggrapparsi a un modello antropologico di cui la corruzione e l’incertezza dei tempi hanno decretato l’inesorabile declino. L’individuo eroico che, sostenuto da un codice d’onore collettivo, si lanciava generosamente nelle cose pubbliche alla ricerca di prestigio e di gloria, si è sgretolato sotto il peso di un mutamento epocale che ne lascia sopravvivere solo un pallido e risibile simulacro. A questo ingannevole feticcio, Montaigne oppone la figura del saggio, che sa cogliere la chanche di una inattesa libertà per conoscersi, e per fare della propria debolezza la propria inedita forza. [..] Limite, moderazione, mediocrità, medietà: sono questi gli ideali del saggio. La saggezza consiste nel rinunciare a tutto ciò che è eccezionale, glorioso, eminente, in quanto ormai avvolto inesorabilmente in un alone di inautenticità, e nel riconoscere la propria natura di uomini comuni. Elena Pulcini · L’individuo senza passioni

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