Reliquie

Christian Seybold  ·  Autoritratto ·  1761 ca  ·  Collezione Joseph Wenze  ·  Liechtenstein

Il pennello poggiato sull’orecchio riferisce di una sosta durante il lavoro. La tela, come accade spesso, diviene una reliquia consegnata a ignoti. Consiste in questo istante svelato l’oscenità degli autoritratti: l’artista dirige il suo sguardo a un tempo trascendente, popolato da chi non è ancora nato. Graziano Spinosi

Paintbrush placed on the ear tells of a break at work. Canvas, once again, is the shroud of a painter. A relic delivered to unknown persons and that safeguards a snippet of time: the obscenity  of the self-portraits is this unveiled instant. The artist directs his gaze to a trascendent time, populated by those not yet born. Graziano Spinosi

Dominikos

Domínikos Theotokópoulos | El Greco · Autoritratto · 1595-1600 · Metropolitan Museum · New York

Benché la Controriforma imponesse regole nitide, i dipinti di El Greco sono illuminati da una luce fosca, simile a quella delle eclissi di sole. Uomini e animali affrontano la stessa predestinazione. Paesaggi adombrati da cieli sulfurei, sangue che gonfia i polsi, corpi trasfigurati. Proprio i santi sembrano i più guastati dal desiderio: scrutano il cielo, dolenti, invocando chissà quale risarcimento. Graziano Spinosi

Although the Counter-Reformation imposed drastic iconic rules, El Greco paintings are illuminated by a dark light, that of the solar eclipse. Men and animals face the same predestination. Landscapes owershadowed by sulphurous skies, blood that swells the wrists, transfigured bodies. Just the saints are the most ruined by the desire and the sky: they sorrowful look up, invoking some kind of compensation.  Graziano Spinosi

 

Indus

Graziano Spinosi  ·  Indus  ·  Filo di ferro ·  Altezza 3 metri  · 1999

Pur riuscendo a evocare la filamentosa e leggerissima seta dei bozzoli, per lungo tempo l’artista ha impiegato fasciame di ferro e intonaco cementizio, strutturato nei modi di un’architettura armata, di una gabbia appena penetrabile, modellando con fiamma ossidrica, cazzuola, tenaglie e martello. Servivano argani per sollevare quelle crisalidi fossili e la tenuta da lavoro prevedeva guantoni, spesse parannanze di cuoio e maschere da saldatore. L’estremo peso specifico viene tuttavia sublimato e alleggerito dalla forma cipressina, affusolata e fumosa. Le fessure lasciate tra metallo e metallo fanno intuire uno spazio interno, una cavità che ci permette di immaginare presenze imprigionate e spianti. Insetti che hanno costruito alveari nel nido di ferro. Massimo Pulini

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